Educare un gatto: si può

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Uno dei più insistenti luoghi comuni sui gatti è quello che non si possono educare. In parte è vero: per quanto ubbidiente, educato e diligente, un micio non sarà mai completamente assoggettato al nostro controllo.
Ciò non è dovuto a una questione di intelligenza ma di “carattere evolutivo”. Nel corso dei secoli, infatti, i gatti hanno instaurato con gli uomini un rapporto di reciproca stima, basato su una convivenza paritaria che ha spesso sfruttato la naturale propensione dell’animale a mantenere intatti i suoi atavici istinti di indefesso cacciatore.
Come apprende un gatto.
I gatti giovani sono naturalmente più portati ad apprendere nuovi insegnamenti. Non cercate però di addestrate gattini troppo piccoli, sotto i tre mesi, perché non sarete mai in grado di ottenere le loro attenzioni: sono troppo impegnati a perlustrare il mondo che li circonda.
I gatti anziani, hanno invece poco interesse a imparare regole nuove.
Occorre poi ricordare che il gatto, non vivendo in branco, non dà per scontato che ci debba per forza essere un padrone a cui dovere obbedienza e rispetto. Quindi non concepisce il concetto di punizione da parte del capobranco o del padrone. Sgridarlo o punirlo non serve a molto e addirittura potrebbe esortarlo a non ascoltarci, a innervosirsi e, magari, a fare tutto il contrario solo per il gusto di farci un dispetto o lanciarci una sfida. Meglio quindi ricorrere all’indifferenza (i gatti la detestano), ai premi (in forma di coccole e bocconcini golosi) e ai toni affettuosi.
Tutto questo non deve indurci a mettere totalmente da parte le punizioni. Anche queste possono essere utili. l’importante è che alla punizione (una spruzzatina d’acqua, un colpettino sulla testa seguito da un secco “no”) non seguano eccessive attenzioni da parte nostra. Dopo averlo punito, ignoriamolo completamente, altrimenti micio capirà che la trasgressione è un modo come un per ottenere la nostra attenzione. Un’altra precisazione: nella maggior parte dei casi un gatto bene educato è perfettamente in grado di capire se sta combinando qualcosa di sbagliato, quindi sarà teso, nervoso e molto concentrato. Spruzzargli acqua o urlargli alle spalle lo potrebbe far scappare di colpo, facendogli commettere movimenti sconnessi.
Il richiamo vocale
Un comando assai utile, quello che ognuno di noi dovrebbe insegnare al suo cucciolo di casa è il richiamo vocale. Si tratta di un comando base che ci aiuta a farlo arrivare quando serve, a distrarlo dai guai che sta combinando e a non cacciarsi nei guai se scappa sul balcone. Ecco come fare a insegnarglielo: seduti sul divano, facendo attenzione che l’ambiente sia libero da distrazioni, chiamiamo il micio col suo nome (corto e monosillabico è meglio). Cerchiamo di attirare la sua attenzione in tutti i modi. Appena micio viene da noi, diamogli la ricompensa ambita e una bella coccola preceduta dal suono scelto. Quindi spostiamoci in un altro posto della casa e ripetiamo l’operazione un paio di volte al giorno per qualche settimana.
Ricordiamoci di non associare mai il comando a qualcosa di spiacevole, come il bagno o la medicina: un solo errore e tutto il vostro lavoro sarà buttato al vento.

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