Chi è il gatto

p003_1_00
L’analisi della storia evolutiva di una singola specie animale è in grado di chiarire, solitamente in maniera efficace, le ragioni che stanno alla base dei comportamenti dei soggetti appartenenti a quella specie. I cani: animali abituati alla vita in branco sono sempre alla ricerca di un capobranco. Il gatto non è diverso e anche nel suo caso l’evoluzione ha giocato un ruolo rilevante nel plasmare comportamenti e caratteristiche.
L’indipendenza che tanti scambiano, erroneamente, per “asocialità” deriva in parte dalla sua vita di cacciatore. Le prede di quei piccoli felini non per nulla sono sempre state limitatissime nel numero e nelle dimensioni.
Quale vantaggio sarebbe scaturito dal cacciare un topolino aiutati da altri cinque o sei animali compagni? Poiché il bottino va spartito cosa sarebbe toccato ad ogni cacciatore?
Meglio una caccia solitaria.
La territorialità, la difesa ed il controllo del territorio, è un’altra caratteristica fondamentale del gatto e la filosofia che guida il suo agire quotidiano può essere sintetizzata nella frase: questa è la mia terra. Quando un felino riesce a detronizzare il sovrano di un altro territorio, l’occupazione del suo nuovo regno diviene totale e spesso violenta. Le femmine diventano bottino di guerra e può capitare che la prole generata dal vecchio sovrano venga sterminata dal nuovo e sostituita con quella legittima della nuova “dinastia”. Eppure questo animale, così dispotico e indipendente, è in grado di convivere felicemente con altri esseri della sua specie (pensiamo alle colonie feline) o addirittura con uomini e cani. Come può essere possibile?
Il gatto in natura accetta di spartire il proprio territorio e di aprirsi ad intrecci sociali solo se gli vengono garantite precise condizioni di vita.
Prima di tutto occorre un territorio ampio: in uno spazio limitato e magari povero di riserve alimentari, il gatto difficilmente si mostrerà incline alla socializzazione. Diversamente, in uno spazio ampio e potenzialmente ricco di cibo, il felino sopporterà nei limiti della sua natura la presenza altrui.
Un’altra condizione fondamentale e irrinunciabile per un gatto domestico è il rispetto della privacy.
Il gatto infatti pretende, in cambio dell’accettazione di una vita non più individuale, degli spazi riservati. La sua visione del mondo si traduce in un’immaginaria suddivisione del territorio in luoghi adatti alla socializzazione, quelli che per noi potrebbero essere la sala da pranzo o il salotto, e in luoghi, quella che per noi è la camera da letto, da non dividere con altri. Ecco allora spiegato perchè può capitare di vedere in un giardino due gatti sdraiati tranquillamente fianco a fianco sotto il sole, nell’area della socializzazione, e successivamente rivederli, nell’area privata questa volta, in atteggiamenti meno amichevoli.
A differenza del cane, il gatto è privo di un concetto di gerarchia. Per questo, quando in natura è costretto a vivere in compagnia di altri gatti, più che ad una regolamentazione gerarchica sviluppata a partire da un capobranco, il gatto si attiene ad una visione orizzontale della società: tutti sono sullo stesso livello. Così gli scontri non sono mai dovuti ad un bisogno di imporre la propria leadership quanto a vincere battaglie di contingenza.
Per un gatto domestico le problematiche sono le stesse ma in conflitti sono più limitati in quanto grazie all’uomo viene a mancare una delle ragioni principali di conflitto: la poca disponibilità di cibo. Per questa ragione, pur non accettando di essere dominato dagli uomini, il gatto spesso si lega affettuosamente ai bipedi: in loro vede una riserva di cibo dalla quale è costretto a dipendere e per questa ragione mostra una sincera gratitudine che sfocia in svariate manifestazioni d’affetto. Il gatto non accetta l’uomo quindi come capo del branco ma piuttosto come un simile che ha imparato, con il tempo, a rispettare e amare.

 

94092209