Vista

p010_1_00
Il gatto presenta, come gli uomini, occhi completamente frontali diretti in avanti: una caratteristica fondamentale che nel corso dei millenni gli ha permesso di sviluppare un incredibile campo visivo binoculare di 120 gradi.
Se a questo aggiungiamo che ciascun occhio può aggiungere altri 80 gradi di visione monoculare per parte e che il cristallino particolarmente mobile consente una rapida e perfetta messa a fuoco degli oggetti in movimento, soprattutto sulle lunghe distanze e con qualsiasi illuminazione, non ci vuole molto a comprendere perché il gatto venga spesso chiamato in causa da proverbi e adagi popolari che parlano di vista perfetta.
Dopo essere penetrata attraverso la cornea, e passata nella cosiddetta “camera anteriore”, bagnata dall’umore acqueo, la luce colpisce la pupilla. E qui avviene il miracolo felino.
Il gatto possiede una pupilla in grado di adattarsi automaticamente, restringendosi o allargandosi, alle diverse quantità di luce. La particolarità sta nel fatto che la pupilla del gatto, avendo la caratteristica forma verticale, può stringersi fino a diventare praticamente invisibile: una caratteristica che serve a proteggere la sensibilissima retina dalle luci troppo violente.
La pupilla del gatto però non si chiude mai completamente, lasciando alle due estremità della sottilissima fessura verticale, due minuscoli “buchini” che consentono il passaggio della luce molto intensa.
Quando invece la luce è poca la pupilla si dilata fino a diventare perfettamente tonda, consentendo alla retina di catturare anche i pochi dettagli scarsamente illuminati.
Passato il diaframma della pupilla, la luce viene deviata dal cristallino e quindi trasferita sulla retina. Qui un complesso sistema di recettori, chiamati bastoncelli (sensibili alla luce) e coni (sensibili al colore) rende possibile la registrazione definitiva dell’immagine prima che questa sia inviata al cervello.
I gatti possono vantare 200 milioni di cellule a banda rispetto ai “soli” 12 milioni dell’uomo. Tuttavia il grande segreto del gatto è gelosamente custodito dietro la retina. In caso di scarsissima illuminazione entra infatti in azione un piccolo specchio chiamato tapetum lucidum che fa rimbalzare l’immagine sulla retina una seconda volta.
La percezione dei colori si deve all’azione dei “coni”, cellule fotorecettive presenti sulla retina. Ne esistono diversi tipi, ognuno abilitato alla percezione delle più diverse tonalità e sfumature cromatiche portate dalle diverse lunghezze d’onda della luce.
A differenza degli umani, che hanno 3 famiglie di coni in grado di reagire alle stimolazioni provenienti da tutti i colori, il gatto ne ha solo 2. Si deduce che i mici vedono solo due colori più le sfumature derivanti dall’unione di essi.
Non si sa esattamente quali siano ma probabilmente il loro mondo è fatto di verde e blu, con molte tonalità di grigio, quasi certamente senza il rosso.
dILdoTf